La differenza non è nello stile, è nella tecnica

Quando si parla di tipi di presepi, l'errore più comune è classificarli per stile o ambientazione. Le grandi scuole presepiali italiane si distinguono per come sono fatte le statuine: il materiale, il sistema costruttivo, la possibilità di muoverle o vestirle. Sono scelte tecniche che hanno conseguenze su tutto il resto, scenografia inclusa.

Nel Settecento, periodo d'oro del presepe italiano, si consolidano tre grandi tradizioni: napoletana, genovese, bolognese. In questo articolo le distinguiamo a partire dalla tecnica costruttiva delle figure, dedicando lo spazio principale alla scuola napoletana, che ha portato l'arte presepiale al livello più alto di complessità scenografica.


Il presepe napoletano: manichino, scenografia urbana, società del Settecento

Il presepe napoletano è la scuola più nota a livello internazionale, e la sua identità si gioca su tre piani sovrapposti: tecnica costruttiva delle figure, struttura scenografica, iconografia popolare.

Sul piano tecnico, la statuina napoletana classica è un manichino. Anima in filo di ferro che permette ogni movimento, corpo di stoppa che dà volume, testa in terracotta dipinta a mano, mani e piedi in legno. Su questa struttura vengono cuciti abiti veri, in tessuto, riproducendo i costumi del popolo napoletano del Settecento. La figura può essere posizionata in qualsiasi gesto, rivestita di nuovo, integrata in scene diverse. È questa tecnica che ha permesso alla scuola napoletana una varietà iconografica che le altre tradizioni non raggiungono.

Sul piano scenografico, la natività non è isolata in una grotta ma immersa nella città. Convivono sacro e profano: la sacra famiglia con i pastori e i Magi, ma intorno la taverna con i bevitori, il mercato del pesce, il ciabattino, il venditore d'acqua, i mendicanti, i nobili a cavallo. È la rappresentazione completa della società partenopea, con tutti i suoi mestieri e le sue classi.

Sul piano iconografico, il presepe napoletano include figure che non hanno equivalenti nelle altre scuole: le anime pezzentelle, presenze legate al culto dei morti del Purgatorio; il vinaio Cicci Bacco, retaggio pagano del dio del vino; Pulcinella, presenza demoniaca opposta alla natività divina. Non sono aggiunte folkloriche: sono parte della struttura simbolica della tradizione partenopea, dove la nascita di Cristo si compie dentro un mondo popolato anche da figure ambivalenti, demoniache, pagane.

La scuola si afferma sotto i Borbone grazie alla committenza nobiliare, che competeva nell'allestire le scenografie più ricche. Tra gli scultori del Settecento spicca Giuseppe Sanmartino, autore del Cristo velato. Nel Novecento la tradizione resta viva attraverso figure come Nicola De Francesco, riferimento per la scultura presepiale napoletana del secolo. Oggi via San Gregorio Armeno, la strada delle botteghe artigiane nel centro storico di Napoli, è il luogo dove la tradizione continua a essere praticata.


Il presepe genovese: figure intere, Madonna regina

Il presepe genovese condivide con quello napoletano la tecnica del manichino, ma porta scelte diverse su tutto il resto. Le figure sono meno numerose e più grandi, il taglio scenografico è più composto, l'iconografia mariana è dominante: la Madonna è spesso rappresentata come regina, con abiti sfarzosi e corona, secondo una tradizione che la scuola genovese ha sviluppato come tratto distintivo. È un presepe più aristocratico rispetto al napoletano, meno popolaresco. Tra i luoghi di riferimento resta il Santuario della Madonnetta a Genova.


Il presepe bolognese: terracotta a tutto tondo

Il presepe bolognese è quello più antico tra le grandi scuole italiane. La Basilica di Santo Stefano a Bologna conserva uno dei più antichi presepi a tutto tondo d'Italia, con statuine databili tra fine XIII e metà XIV secolo. La caratteristica distintiva è chiara: le figure sono modellate o scolpite per intero, vesti comprese, senza ricorso al manichino vestito. Materiale dominante: terracotta. Le statuine sono più piccole, pensate per il presepe domestico. La tradizione è ancora viva attraverso la Fiera di Santa Lucia.


Tre tecniche, tre identità

Tra i diversi tipi di presepi italiani, la distinzione tra le tre grandi scuole settecentesche è il criterio che permette di capire cosa rende ciascuna tradizione riconoscibile. Genova ha dato un presepe regale, Bologna un presepe domestico di terracotta integra, Napoli ha portato la tecnica del manichino al livello di complessità scenografica più alto mai raggiunto, fondendo sacro e profano dentro una rappresentazione totale della società del suo tempo.

Nella nostra bottega lavoriamo nella tradizione napoletana, con la tecnica del manichino e la testa in terracotta dipinta a mano, riprendendo i tipi iconografici della scuola del Settecento, dalle figure popolari alle presenze ambivalenti del presepe partenopeo. È una scelta tecnica e culturale precisa, non un riferimento generico al "presepe italiano".

UN PEZZO DI NAPOLI PER TE.