Altre storie dalla bottega
Collaborazioni, progetti e racconti di chi continua una tradizione lunga quasi due secoli.
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Dalle statuette di terracotta offerte alla dea Cerere ai pastori del presepe napoletano: come una strada del centro storico di Napoli ha tenuto insieme duemila anni di artigianato sacro.
Quasi nessuno lo nota, ma la storia di San Gregorio Armeno comincia molto prima dei presepi. Nello stesso punto dove oggi i turisti si fermano davanti alle vetrine dei pastorari, in epoca romana sorgeva un tempio dedicato a Cerere, dea della fertilità e della terra. I fedeli portavano alla dea piccole statuette di terracotta come ex voto, lasciandole sull'altare. Quando si guarda una vetrina di San Gregorio Armeno oggi, si sta guardando il punto d'arrivo di una continuità lunga duemila anni: lo stesso luogo, lo stesso materiale (la terracotta), la stessa idea di donare al sacro una figura modellata a mano.
In questo articolo proviamo a ricostruire questa stratificazione: come una strada greco-romana è diventata il monastero che ospitò le reliquie di un santo armeno, e poi il cuore vivo dell'arte presepiale napoletana.
Via San Gregorio Armeno è una delle strade più antiche di Napoli. Nasce in epoca greca come stenopos, una delle traverse che collegavano perpendicolarmente i due decumani principali della Neapolis: l'attuale via dei Tribunali (decumano maggiore) e Spaccanapoli (decumano inferiore). In epoca romana diventa cardo, e ospita il tempio di Cerere.
Con il cristianesimo la strada cambia identità più volte. Prende il nome di Strada Nostriana dal vescovo Nostriano, che nel V secolo vi fa costruire terme per i poveri. Nell'VIII secolo, secondo la tradizione documentata anche dagli affreschi di Luca Giordano nella chiesa di San Gregorio Armeno, un gruppo di monache basiliane in fuga da Costantinopoli durante la persecuzione iconoclasta porta a Napoli le reliquie di San Gregorio Illuminatore, patriarca d'Armenia vissuto tra il 257 e il 331. Intorno al 930 viene edificata una chiesa sulle rovine del tempio di Cerere, e nel 1205 viene ufficialmente intitolata al santo armeno, dando il nome definitivo all'intera strada.
L'arte presepiale lungo San Gregorio Armeno esplode nel Settecento. È il periodo d'oro del presepe napoletano, quando la committenza nobiliare borbonica trasforma la rappresentazione della natività in un genere artistico autonomo, e la richiesta di figure in terracotta dipinta a mano cresce a tal punto che servono botteghe specializzate. La concentrazione lungo questa strada non è un caso: la prossimità con la chiesa, il monastero femminile e la stratificazione religiosa del luogo rendono l'area naturalmente vocata all'artigianato sacro. Gli artigiani che lavoravano per il tempio di Cerere, secoli prima, modellavano lo stesso materiale per uno scopo simile. La continuità simbolica è più forte di quanto possa sembrare.
Nel corso del XIX e del XX secolo la tradizione conosce momenti di crisi e di rinascita, ma le botteghe storiche non spariscono mai del tutto. Famiglie come Ferrigno, Di Virgilio e Capuano portano avanti il mestiere per generazioni, ognuna con la propria scuola, le proprie iconografie, i propri tipi di pastore.
Oggi San Gregorio Armeno è una delle strade più visitate del centro storico di Napoli, attiva tutto l'anno e non solo a Natale. Le botteghe restano aperte 365 giorni, lavorando alle figure del presepe, alle scenografie in sughero, agli accessori. Accanto ai pastori tradizionali della scuola settecentesca compaiono ogni anno nuove statuette di personaggi dell'attualità, dello sport, dello spettacolo, della politica. È un meccanismo nato negli anni Novanta che ha portato alla strada attenzione mediatica internazionale, ma che convive con il lavoro principale, quello sui tipi iconografici classici.
Quello che si vede oggi non è un mercato turistico nato per il Natale. È una concentrazione artigianale che ha duemila anni di storia stratificata: tempio romano, monastero basiliano, botteghe settecentesche, famiglie ancora attive. È questa stratificazione a rendere San Gregorio Armeno diverso da qualsiasi altra via dell'artigianato sacro al mondo.
La nostra bottega lavora nella tradizione del presepe napoletano del Settecento, riprendendo i tipi iconografici della scuola classica e le tecniche di lavorazione della terracotta dipinta a mano. È un modo di stare dentro la storia di San Gregorio Armeno non come testimoni ma come parte attiva, una generazione dopo l'altra. Ogni statuina che esce dalla bottega è il punto d'arrivo di un mestiere che da queste parti si fa, nelle sue diverse forme, da quando esisteva il tempio di Cerere.
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